Non servono ACN paralleli e disallineati quanto piuttosto regole comuni, obiettivi condivisi e tempi certi. Un unico contratto per la medicina del territorio altrimenti rischia di saltare la partenza delle Case di Comunità

La richiesta di un Atto di indirizzo immediato per il rinnovo dell’ACN 2025–2027 non riguarda una singola categoria, ma l’intero sistema della medicina convenzionata. Le recenti posizioni espresse dalla FIMMG confermano un dato ormai evidente: senza una regia contrattuale unitaria e tempestiva, la riforma territoriale rischia di rimanere incompiuta.

In questo quadro, la specialistica ambulatoriale interna condivide la necessità di accelerare, ma sottolinea con forza un punto strategico: non servono ACN paralleli e disallineati, bensì contratti coerenti, integrati e fondati su obiettivi comuni tra tutte le componenti della medicina territoriale.

Tempo scaduto: il rischio è la mancata partenza delle Case della Comunità

Il problema non è teorico, ma già in atto: la progressiva carenza di specialisti nelle Case della Comunità (CdC) che ne comprometterebbero l’avvio.

Le CdC, cardine del modello previsto dal PNRR e dal DM 77/2022, richiedono oltre i medici di medicina generale una presenza stabile di AFT degli specialisti ambulatoriali. Tuttavia, l’assenza di un ACN aggiornato e competitivo sta determinando una crescente fuga verso altre attività, in particolare verso il settore privato o in modelli professionali più flessibili e remunerativi distanti dal SSN.

Se non si interviene rapidamente, il rischio è chiaro: strutture realizzate con soldi pubblici ma non pienamente funzionanti, con un conseguente fallimento degli obiettivi di presa in carico territoriale.

Un unico disegno contrattuale per la medicina del territorio

Le istanze avanzate dalla FIMMG – dalla diagnostica di primo livello all’integrazione con la farmacia dei servizi, fino alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale – rappresentano elementi condivisibili, ma pongono una questione centrale:
questi obiettivi devono essere declinati in modo unitario tra tutti gli ACN della medicina convenzionata, inclusa la specialistica ambulatoriale.

Non è più sostenibile un sistema in cui:

  • il medico di medicina generale evolve in autonomia
  • la specialistica ambulatoriale resta ancorata a modelli precedenti
  • gli altri professionisti seguono percorsi contrattuali non coordinati

Serve invece un impianto contrattuale integrato, che preveda:

  • Articoli comuni negli ACN, con principi condivisi su:
    • presa in carico del paziente
    • integrazione multiprofessionale
    • governo della domanda
    • riduzione delle liste d’attesa
  • Obiettivi comuni e misurabili, legati a:
    • appropriatezza prescrittiva
    • tempi di accesso
    • continuità assistenziale
    • utilizzo appropriato delle tecnologie (diagnostica di primo livello, telemedicina, AI)
  • Integrazione operativa reale, non solo dichiarata, tra:
    • MMG
    • specialisti ambulatoriali
    • farmacia dei servizi
    • servizi territoriali e sociali

Diagnostica, digitale e AI: un’opportunità da governare insieme

L’introduzione della diagnostica di primo livello negli studi dei MMG, così come l’uso dell’intelligenza artificiale, la telemedicina e la piena interoperabilità del Fascicolo Sanitario Elettronico, rappresentano passaggi fondamentali.

Tuttavia, questi strumenti devono essere:

  • coordinati con la specialistica ambulatoriale, evitando duplicazioni o sovrapposizioni di attività e di software
  • inseriti in percorsi clinico-organizzativi condivisi, dove ogni professionista opera secondo competenze definite

Solo così si evita il rischio di creare nuovi “silos digitali” invece di superarli.

Attrattività e sostenibilità: il vero nodo del sistema

Come evidenziato anche per la medicina generale, il tema dell’attrattività è decisivo.
Soprattutto per la specialistica ambulatoriale, quella maggiormente attratta dal sistema privato con proposte accattivanti sia sul profilo economico che di organizzazione e strumenti messi a disposizione e questo si traduce in alcune priorità non più rinviabili:

  • adeguamento delle remunerazioni, oggi non competitive rispetto al mercato
  • maggiore flessibilità organizzativa, anche in relazione alle nuove esigenze generazionali e di genere
  • riconoscimento delle attività non cliniche (teleconsulto, coordinamento, gestione digitale)
  • superamento delle rigidità e incompatibilità non più attuali, per aumentare la disponibilità professionale nel SSN

Senza questi interventi, la conseguenza sarà inevitabile: una progressiva desertificazione delle CdC nella componente specialistica indispensabile per liste d’attesa e presa in carico.

Basta asimmetrie: tutti gli ACN devono partire insieme e devono essere applicati uniformemente in toto e non resi parzialmente inapplicabile da interpretazioni personali

Un ulteriore elemento critico riguarda i tempi e la loro piena applicazione.
Non è più accettabile che alcuni comparti contrattuali procedano rapidamente, come ad esempio la dirigenza con nuovi atti di indirizzo, mentre la medicina convenzionata – compresa la specialistica ambulatoriale – resti indietro nonostante la riforma del DM 77 dovrebbe partire a regime dal 30 giugno p,v.

Infine gli ACN devono essere pienamente applicabili, specialmente nella remunerazione che è fortemente insufficiente, oltre ad essere scarsamente invitante ed attrattiva grazie all’interpretazione contrattuale di burocrati. Questa asimmetria, non solo procedurale, ha compromesso l’intero impianto della riforma territoriale e la fiducia verso il SSN.

Un appello istituzionale

Il SUMAI Assoprof chiede con forza:

  • l’adozione immediata di un Atto di indirizzo per l’ACN 2025–2027
  • l’avvio contestuale delle trattative per tutti i comparti della medicina convenzionata
  • la definizione di articoli e obiettivi comuni tra i diversi ACN, per garantire coerenza e integrazione del sistema.

Non c’è più tempo.
Le scadenze del PNRR non riguardano solo le strutture, ma il funzionamento reale del sistema.

Senza specialisti, senza integrazione e senza un contratto adeguato, la riforma resta incompiuta.
Con un Atto di indirizzo tempestivo, condiviso e strutturato su obiettivi comuni, può invece diventare la vera occasione di rilancio del Servizio Sanitario Nazionale ed è già troppo tardi..

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