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Il PNRR domani in CdM. La Scheda Missione Salute aggiornata

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sarà all’attenzione del Consiglio dei Ministri (CdM) convocato per domani, sabato 24 aprile, ore 10. Il nuovo PNRR è stato rielaborato dal Governo Draghi anche alla luce degli indirizzi approvati da ultimo dal Parlamento e a seguito dei numerosi incontri di questi ultimi giorni con le parti sociali, con le forze politiche e con i rappresentanti degli enti territoriali. 

Nelle sedute del 26 e 27 aprile dell’Assemblea della Camera avranno luogo le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista della trasmissione del PNRR alla Commissione europea: lunedì 26 aprile, a partire dalle ore 16 fino alle ore 20, avranno luogo l’intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri e il conseguente dibattito generale; martedì 27 aprile, a partire dalle 11, avranno luogo la replica del Presidente del Consiglio dei Ministri, il parere sulle risoluzioni presentate, le dichiarazioni di voto e le votazioni (non prima delle ore 12.30).

Le stesse comunicazioni saranno rese dal Presidente del Consiglio all’Assemblea del Senato a partire dal 27 aprile.

Le Linee guida elaborate dalla Commissione Europea per l’elaborazione dei PNRR identificano le Componenti come gli ambiti in cui aggregare progetti di investimento e riforma dei Piani stessi. Una componente è un elemento costitutivo o unità del Piano di ripresa e resilienza. Ciascuna componente dovrebbe riflettere riforme e priorità di investimento in un determinato settore o area di intervento, ovvero attività e temi correlati finalizzati ad affrontare sfide specifiche e che formino un pacchetto coerente di misure complementari. Le componenti dovrebbero avere un grado di dettaglio sufficiente ad evidenziare le interconnessioni tra le diverse misure in esse proposte. 

Il Piano si articola in 16 Componenti raggruppate in 6 Missioni. Queste ultime sono articolate in linea con i 6 Pilastri menzionati dal Regolamento RRF (Transizione verde; Trasformazione digitale; Crescita intelligente, sostenibile e inclusiva; Coesione sociale e territoriale; Salute e resilienza economica, sociale e istituzionale; Politiche per le nuove generazioni, l’infanzia e i giovani), sebbene la formulazione segua una sequenza e una aggregazione lievemente differente. 

Le 6 Missioni sono così articolate: 

Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura – Costituita da 3 componenti, si pone come obiettivo la modernizzazione digitale delle infrastrutture di comunicazione del Paese, nella Pubblica Amministrazione e nel suo sistema produttivo. Una componente è dedicata ai settori che più caratterizzano l’Italia e ne definiscono l’immagine nel mondo: il turismo e la cultura. 

Missione 2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica – Strutturata in 4 componenti, è volta a realizzare la transizione verde ed ecologica della società e dell’economia italiana coerentemente con il Green Deal europeo. Comprende interventi per l’agricoltura sostenibile e l’economia circolare, programmi di investimento e ricerca per le fonti di energia rinnovabili, lo sviluppo della filiera dell’idrogeno e la mobilità sostenibile. Prevede inoltre azioni volte al risparmio dei consumi di energia tramite l’efficientamento del patrimonio immobiliare pubblico e privato e, infine, iniziative per il contrasto al dissesto idrogeologico, la riforestazione, l’utilizzo efficiente dell’acqua e il miglioramento della qualità delle acque interne e marine. 

Missione 3 – Infrastrutture per una mobilità sostenibile – Articolata in 2 componenti, si pone l’obiettivo di rafforzare ed estendere l’alta velocità ferroviaria nazionale e potenziare la rete ferroviaria regionale, con una particolare attenzione al Mezzogiorno. Promuove la messa in sicurezza e il monitoraggio digitale di viadotti e ponti stradali nelle aree del territorio che presentano maggiori rischi. Prevede investimenti per un sistema portuale competitivo e sostenibile dal punto di vista ambientale per sviluppare i traffici collegati alle grandi linee di comunicazione europee e valorizzare il ruolo dei porti dell’Italia meridionale. 

Missione 4 – Istruzione e ricerca – Pone al centro i giovani ed affronta uno dei temi strutturali più importanti per rilanciare la crescita potenziale, la produttività, l’inclusione sociale e la capacità di adattamento alle sfide tecnologiche e ambientali del futuro. È divisa in 2 componenti e punta a garantire le competenze e le capacità necessarie con interventi sui percorsi scolastici e universitari degli studenti. Sostiene il diritto allo studio e accresce la capacità delle famiglie di investire nell’acquisizione di competenze avanzate. Prevede anche un sostanziale rafforzamento dei sistemi di ricerca di base e applicata e nuovi strumenti per il trasferimento tecnologico.

Missione 5 – Inclusione e coesione – Suddivisa in 3 componenti, comprende una revisione strutturale delle politiche attive del lavoro, un rafforzamento dei centri per l’impiego e la loro integrazione con i servizi sociali e con la rete degli operatori privati. Si interviene in sostegno alle situazioni di fragilità sociale ed economica, alle famiglie, alla genitorialità (a cui contribuisce anche il Piano asili nido, previsto nella Missione 4) e alle persone con disabilità o non autosufficienti. Si rafforza infine la Strategia nazionale delle aree interne rilanciata dal Piano Sud 2030, con interventi sulle infrastrutture sociali e misure a supporto dei giovani e finalizzate alla transizione ecologica. 

Missione 6 – Salute – Articolata in 2 componenti, è focalizzata su due obiettivi: il rafforzamento della rete territoriale e l’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) con il rafforzamento del Fascicolo Sanitario Elettronico e lo sviluppo della telemedicina. Tutte le iniziative del Piano seguono precise milestone di implementazione relativamente a diverse iniziative delle Missioni 1, 2 e 5, con orizzonti differenti nell’arco temporale 2021-2026.

Nella Missione 6, il miglioramento di servizi sanitari adeguati sul territorio permette di rispondere ai bisogni delle persone con disabilità, favorendo un accesso realmente universale alla sanità pubblica Nel più generale ambito sociosanitario, si affianca una componente di riforma volta alla non autosufficienza, con l’obiettivo primario di offrire risposte ai problemi degli anziani. Tale riforma affronta in maniera coordinata i diversi bisogni che scaturiscono dalle conseguenze dell’invecchiamento, ai fini di un approccio finalizzato ad offrire le migliori condizioni per mantenere o riguadagnare la massima autonomia possibile in un contesto il più possibile deistituzionalizzato.

La Missione 6 mira a potenziare e riorientare il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) per migliorarne l’efficacia nel rispondere ai bisogni di cura dei cittadini, anche alla luce delle criticità emerse nel corso dell’emergenza pandemica. In particolare la strategia intende:

  • rafforzare la prevenzione e l’assistenza sul territorio e l’integrazione fra servizi sanitari e sociali;
  • garantire equità di accesso alle cure e nell’erogazione delle prestazioni;
  • ammodernare la dotazione delle strutture del SSN in termini di qualità del capitale umano e formazione, risorse digitali, strutturali, strumentali e tecnologiche;
  • promuovere la ricerca scientifica in ambito biomedico e sanitario;
  • individuare un centro di eccellenze per le epidemie.

Le risorse ammontano complessivamente a 15,63 mld di eruo:

La pandemia da Covid-19 ha confermato il valore universale della salute, la sua natura di bene pubblico fondamentale e la rilevanza macro-economica dei servizi sanitari pubblici. Nel complesso il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) presenta esiti sanitari adeguati e un’elevata speranza di vita alla nascita con costi relativamente contenuti per il bilancio pubblico (6,5 percento del PIL circa).

Alcuni aspetti critici di natura strutturale sono però stati evidenziati con la pandemia, che in prospettiva potrebbero essere aggravati dall’accresciuta domanda di cure derivante dall’invecchiamento della popolazione e dalle tendenze epidemiologiche e sociali in atto.

Il PNRR rileva le disparità territoriali nell’erogazione dei servizi, in particolare in termini di prevenzione e assistenza sul territorio; un’inadeguata integrazione tra servizi ospedalieri, servizi territoriali e servizi sociali; tempi di attesa elevati per l’erogazione di alcune prestazioni; una scarsa capacità di conseguire sinergienella definizione delle strategie di risposta ai rischi ambientali, climatici e sanitari.

L’emergenza sanitaria in corso ha evidenziato, inoltre, l’importanza di un adeguato supporto tecnologico e di elevate competenze digitali, professionali e manageriali, la necessità di poter contare su nuovi processi per l’erogazione delle prestazioni e delle cure e su un più efficace collegamento fra la ricerca, l’analisi dei dati, le cure e la loro programmazione a livello di sistema.

Con il PNRR si intende affrontare in maniera sinergica tutti questi aspetti critici, con riforme e investimenti finalizzati ad allineare i servizi ai bisogni di cura dei pazienti in ogni area del Paese. Una larga parte delle risorse è destinata a migliorare le dotazioni umane, infrastrutturali e tecnologiche, e a promuovere la ricerca e l’innovazione.

La missione si articola in 2 componenti:

  • Reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale
  • Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale

Reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale

Gli interventi intendono rafforzare le prestazioni erogate sul territorio grazie al potenziamento e alla creazione di strutture e presidi territoriali (come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità), il rafforzamento dell’assistenza domiciliare e una più efficace integrazione con tutti i servizi socio-sanitari; le risorse per questi interventi ammontano complessivamente a 7,00 mld di euro. 

In questa componente sono previste misure/interventi per:

il rafforzamento delle cure sanitarie e della rete per le prestazioni sul territorio con azioni riguardanti:

RiformaServizi sanitari di prossimità, strutture e standard per l’assistenza sul territorio. La riforma mira a: definire standard organizzativi e tecnologici omogenei per l’assistenza territoriale e le strutture a essa deputate; definire un nuovo assetto istituzionale per le politiche e attività in materia sanitaria-ambientale-climatica. L’attuazione della riforma intende perseguire una nuova strategia, sostenuta dalla definizione di un assetto istituzionale e organizzativo condiviso, che consenta al Paese di conseguire standard qualitativi adeguati in linea con i migliori paesi europei. Essa prevede due attività principali: 

  • l’identificazione del modello organizzativo condiviso della rete di assistenza territoriale tramite la definizione di standard strutturali, organizzativi e tecnologici omogenei per l’assistenza territoriale e le strutture a essa deputate da adottarsi entro il 31 ottobre 2021 con l’approvazione di uno specifico decreto ministeriale;
  • la definizione entro la fine del 2022, a seguito della presentazione di un disegno di legge alle Camere entro il 31 ottobre 2021, di un nuovo assetto istituzionale per la prevenzione in ambito sanitario, ambientale e climatico, in linea con l’approccio One-Health

Gli investimenti previsti sono:

Investimento 1: l’istituzione di Case della Comunità come perno delle prestazioni sul territorio in ambito socio-sanitario; 2 mld di euro

Investimento 2: la casa come primo luogo di cura e l’assistenza domiciliare al fine di migliorare le prestazioni offerte in particolare alle persone vulnerabili e disabili, anche attraverso il ricorso a nuove tecnologie; 4 mld di euro

Investimento 3: il potenziamento di strutture per l’erogazione di cure intermedie (Ospedali di Comunità). 1 mld di euro

Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale

Le misure consentiranno il rinnovamento e l’ammodernamento delle strutture tecnologiche e digitali esistenti, il completamento e la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), una migliore capacità di erogazione e monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) attraverso più efficaci sistemi informativi. Rilevanti risorse sono destinate anche alla ricerca scientifica e a favorire il trasferimento tecnologico, oltre che a rafforzare le competenze e il capitale umano del SSN anche mediante il potenziamento della formazione del personale. Le risorse per questi interventi ammontano complessivamente a 9,63 mld di euro.

Questa componente mira: 

  • allo sviluppo di una sanità pubblica che valorizzi gli investimenti nel sistema salute in termini di risorse umane, digitali, strutturali, strumentali e tecnologiche;
  • rafforzare la ricerca scientifica in ambito biomedico e sanitario;
  • a individuare un centro di eccellenza per le epidemie.

La Componente integra interventi per potenziare e innovare la struttura tecnologica e digitale del SSN a livello Centrale e Regionale, al fine di garantire un’evoluzione significativa delle modalità di assistenza sanitaria: migliorando la qualità e la tempestività delle cure; valorizzando il ruolo del paziente come parte attiva del processo clinico-assistenziale; garantendo una maggiore capacità di governance e programmazione sanitaria guidata dalla analisi dei dati, nel pieno rispetto della sicurezza e della tutela dei dati e delle informazioni.

Si intende, quindi, completare e ultimare il percorso di sviluppo e crescita digitale già avviato dal SSN con l’obiettivo di far evolvere l’attuale modello organizzativo non solo con riferimento agli strumenti tecnologici, ma anche in termini di sviluppo del capitale umano con il potenziamento della formazione e della ricerca biomedica attraverso la creazione di reti di eccellenza.

In questa Componente sono previsti una riforma (con risvolti per l’intera missione) e 2 ambiti di intervento/misure:

Riforma:

Nella Componente 2 è inclusa la riforma della “Assistenza di prossimità e telemedicina” articolata, per questa componente, nella sotto-riforma “Riorganizzare la rete degli IRCCS per contribuire al miglioramento delle eccellenze SSN”. Questa riforma interviene sul rapporto tra salute e ricerca sostenendo quest’ultima al fine di rafforzare le capacità di risposta del SSN alle emergenze sanitarie, alla transizione epidemiologica e ai fabbisogni sanitari legati al quadro demografico. In particolare, la sotto riforma prevede una revisione del regime giuridico degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) e delle politiche della ricerca afferenti al Ministero della salute.

In particolare, la riforma riguardante la revisione e l’aggiornamento dell’assetto regolamentare e del regime giuridico degli IRCCS e delle politiche di ricerca del Ministero della salute, ha l’obiettivo di rafforzare il rapporto fra ricerca, innovazione e cure sanitarie. La riforma troverà attuazione con un decreto legislativo entro la fine del 2022, a seguito della presentazione di un disegno di legge di delega alle Camere entro il 31 ottobre 2021. La revisione della governance degli IRCCS sarà conseguita attraverso un miglioramento della gestione strategica degli Istituti e una più efficace definizione delle loro aree di competenza. Si prevede inoltre di differenziare gli IRCCS a seconda delle loro attività, creare una rete integrata fra gli Istituti e facilitare lo scambio di competenze specialistiche fra gli IRCCS stessi e con le altre strutture del SSN.

In tali termini gli IRCCS saranno sottoposti a un sistema di assegnazione delle risorse di tipo competitivo, basato su parametri relativi all’attività scientifica su riviste ad alto impact factor, alla capacità di attrarre risorse in finanziamenti competitivi nazionali e internazionali, allo sviluppo di trials clinici in un ambito di collaborazione multi centrica e di prodotti e soluzioni nell’ambito del trasferimento tecnologico. Sarà rafforzata la governance aziendale sempre più orientata alla ricerca, con il Direttore Generale responsabilizzato, insieme al direttore scientifico, sui risultati da conseguire. Ciò al fine di sviluppare le potenzialità degli IRCCS e di incrementare la qualità della ricerca sanitaria in un’ottica traslazionale.

1. Ammodernamento tecnologico e digitale, finalizzato a realizzare:

Investimento 1: Ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero: l’innovazione delle infrastrutture digitali e tecnologiche in uso negli ospedali per garantire una migliore risposta ai bisogni di salute della popolazione; risorse 4,05 mld di euro 

Investimento 2: Verso un ospedale sicuro e sostenibile: un significativo miglioramento strutturale della sicurezza degli ospedali, attraverso interventi di adeguamento alla vigente normativa antisismica; risorse 1,64 mld di euro

Investimento 3: Rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica e degli strumenti per la raccolta dati, elaborazione dati, analisi dati e simulazione, che prevede risorse per 1,67 mld di euro per:

  • il completamento e la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), attraverso una profonda revisione dei sistemi tecnologici e informativi, sia a livello nazionale che regionale, al fine di fornire: un unico punto di accesso ai servizi sanitari per i cittadini e i pazienti; un’unica fonte di informazioni strutturata per analisi sanitarie approfondite che siano funzionali al miglioramento delle prestazioni;
  • il rafforzamento del nuovo sistema sanitario (NSIS), come strumento unico per il monitoraggio e l’erogazione dei LEA sul territorio nazionale, da realizzare attraverso il potenziamento dei flussi informativi sanitari e degli strumenti digitali a livello centrale e locale.

In particolare:

Investimento 1: Ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero

Le infrastrutture tecnologiche e digitali ospedaliere sono significativamente obsolete e risultano carenti in molte strutture, con il rischio di compromettere la qualità delle prestazioni e l’efficienza del sistema; ciò può avere un effetto negativo sulla fiducia dei cittadini nel sistema sanitario. L’investimento prevede l’ammodernamento digitale del parco tecnologico ospedaliero, sia in termini di sostituzione con l’acquisto di 3.133 nuove grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico (TAC, risonanze magnetiche, Acceleratori Lineari, Sistema Radiologico Fisso, Angiografi, Gamma Camera, Gamma Camera/TAC, Mammografi, Ecotomografi) caratterizzate da una vetustà maggiore di 5 anni, sia con interventi finalizzati al potenziamento del livello di digitalizzazione di 280 strutture sanitarie sede di Dipartimenti di emergenza e accettazione (DEA) di I e II livello.

Inoltre, l’intervento (attuativo dell’art. 2 del decreto legge n. 34/2020) prevede il rafforzamento strutturale degli ospedali del SSN, attraverso l’adozione di un piano specifico di potenziamento dell’offerta ospedaliera tale da garantire: 

  • il potenziamento della dotazione di posti letto di terapia intensiva (+3.500 posti letto per garantire lo standard di 0,14 posti letto di terapia intensiva per 1.000 abitanti) e semi-intensiva (+4.225 posti letto); 
  • la separazione dei percorsi all’interno del pronto soccorso (l’intervento è previsto su 651 Pronto Soccorsi) ; 
  • l’incremento del numero di mezzi per i trasporti secondari (+84 ambulanze).

La spesa complessiva per l’investimento è pari a 4,05 miliardi di euro. L’importo comprende anche la quota, già inclusa nel tendenziale (e pari a 1,41 miliardi di euro) relativa a progetti già avviati dal Ministero della Salute relativi al rafforzamento strutturale del SSN in ambito ospedaliero predisposti per fronteggiare l’emergenza Covid-19 di cui al citato art. 2 del decreto legge n. 34/2020. Con riferimento ai costi si prevede nel dettaglio:

  • una spesa complessiva di 1,19 miliardi di euro per la sostituzione delle apparecchiature sanitarie. Tali spese riguardano circa 0,60 miliardi destinati alla sostituzione di 1.568 apparecchiature entro il terzo trimestre del 2023, e altri circa 0,60 miliardi per la sostituzione delle restanti 1565 apparecchiature entro la fine del 2024. Il processo di sostituzione inizierà al termine della valutazione puntuale del fabbisogno, già avviata dal Ministero della salute e che dovrà essere ultimata entro il terzo trimestre del 2021, e a conclusione della procedura di gara e della stipula dei contratti con i fornitori, prevista per il terzo trimestre del 2022;
  • una spesa pari a 1,71 miliardi di euro per la digitalizzazione dei DEA di I e II livello (di cui 1,28 miliardi destinati alla digitalizzazione di 210 strutture entro il primo trimestre del 2021 e 0,43 miliardi per la digitalizzazione di altre 70 strutture entro la fine del 2025). Entro la fine del terzo trimestre del 2021 si prevede la formalizzazione della valutazione mediante Decreto Dirigenziale ed entro il terzo trimestre del 2022 la pubblicazione della procedura di gara e la stipula dei contratti con i fornitori;
  • una spesa complessiva pari a 1,41 miliardi di euro entro il secondo semestre del 2026 per il rinnovamento della dotazione esistente di posti letto di terapia intensiva e semi-intensiva, l’ammodernamento dei Pronto Soccorso e l’incremento del numero dei mezzi per i trasporti sanitari secondari (progetto già avviato).

Investimento 2: Verso un ospedale sicuro e sostenibile

Si intende definire un percorso di miglioramento strutturale nel campo della sicurezza degli edifici ospedalieri, adeguandoli alle vigenti norme in materia di costruzioni in area sismica. L’esigenza nasce non solo dalla necessità di assicurare la conformità degli edifici all’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003 (“Primi elementi riguardanti criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e norme tecniche per la costruzione in aree sismiche”), che ha rivoluzionato il quadro normativo preesistente, ma, soprattutto, dalla consapevolezza che, tra gli edifici pubblici, gli ospedali rivestono un ruolo strategico in caso di disastro. Gli ospedali non solo svolgono una fondamentale funzione di soccorso della popolazione, garantendo l’efficace prosecuzione dei primi interventi medici di emergenza avviati sul campo, ma sono anche fra i più esposti e sensibili nel caso di eventi sismici in quanto ospitano un numero molto elevato di persone con capacità di reazione eterogenee.

Sulla base di una ricognizione puntuale condotta dal Ministero della salute nel 2020, è stata individuata la necessità di realizzare 675 interventi per l’adeguamento alle normative antisismiche. Il presente investimento riguarda questi interventi insieme alle precedenti azioni per il rinnovamento e l’ammodernamento strutturale e tecnologico del patrimonio immobiliare sanitario. Il volume di investimento complessivo è pari a 1,64 miliardi.

Per l’attuazione di questo investimento si prevede la definizione di un Piano di azione (individuato come cardine principale) da sviluppare entro il 2021 al fine di consentire, una volta perfezionate le procedure di appalto, di completare gli interventi entro il secondo trimestre del 2026.

La distribuzione della spesa associata a questo investimento, che ammonta a 1,64 miliardi (di cui 1,0 relativo a progetti già in essere) risulta contenuta all’inizio del periodo, dedicato principalmente all’elaborazione del Piano e all’espletamento delle procedure. Interventi relativi a questo investimento sono finanziati per ulteriori 1,45 miliardi con risorse nazionali.

Investimento 3: Rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica e degli strumenti per la raccolta, l’elaborazione, l’analisi dei dati e la simulazione 

L’investimento mira ad imprimere un profondo cambio di passo nell’infrastrutturazione tecnologica. Si prevedono due azioni distinte relative a:

§ Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE): Obiettivo è il potenziamento del FSE al fine di garantirne la diffusione, l’omogeneità e l’accessibilità su tutto il territorio nazionale da parte di cittadini e operatori sanitari. Il FSE svolgerà tre funzioni chiave: 

  • Punto di accesso per cittadini e pazienti per la fruizione di servizi essenziali forniti dal SSN; 
  • base dati per i professionisti sanitari contenente informazioni cliniche omogenee che includeranno l’intera storia clinica del paziente; 
  • strumento per le ASL che potranno utilizzare le informazioni cliniche del FSE per effettuare analisi di dati clinici e migliorare la prestazione dei servizi sanitari.

Il progetto si sviluppa in due fasi parallele e complementari che prevedono rispettivamente: 

  • la piena integrazione di tutti i documenti sanitari e tipologie di dati, la creazione e implementazione di un archivio centrale, l’interoperabilità e piattaforma di servizi, la progettazione di un’interfaccia utente standardizzato e la definizione dei servizi che il FSE dovrà fornire; 
  • l’integrazione dei documenti da parte delle Regioni all’interno del FSE, il supporto finanziario per i fornitori di servizi sanitari per l’aggiornamento della loro infrastruttura tecnologica e compatibilità dei dati, il supporto finanziario alle Regioni che adotteranno la piattaforma FSE, il supporto in termini di capitale umano e competenze per realizzare i cambiamenti infrastrutturali e di dati necessari per l’adozione del FSE.

Il progetto include iniziative già avviate per la realizzazione del Sistema di Tessera sanitaria elettronica, la progettazione dell’infrastruttura per l’interoperabilità e la gestione del FSE come parte degli interventi per la digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche.

Le risorse complessive assorbite dal progetto sono pari a 1,38 miliardi di euro, di cui 0,57 miliardi relativi al progetto già in essere di realizzazione del Sistema di Tessera sanitaria elettronica. Per l’attuazione dell’iniziativa si prevede un piano di azione a livello centrale e uno a livello locale.

§ Infrastruttura tecnologica del Ministero della salute e analisi dei dati e modello predittivo per garantire i LEA italiani e la sorveglianza e vigilanza sanitaria. Lo scopo del progetto è il rafforzamento del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS), ovvero dell’infrastruttura e degli strumenti di analisi del Ministero della salute per il monitoraggio dei LEA e la programmazione di servizi di assistenza sanitaria alla popolazione che siano in linea con i bisogni, l’evoluzione della struttura demografica della popolazione, i trend e il quadro epidemiologico. Un più attento e completo monitoraggio dei bisogni sanitari può infatti trasformarsi in un utile strumento per la quantificazione e qualificazione dell’offerta sanitaria.

Il progetto prevede: 

  • il potenziamento dell’infrastruttura tecnologica e applicativa del Ministero della salute; 
  • il miglioramento della raccolta, del processo e della produzione di dati NSIS a livello locale; 
  • lo sviluppo di strumenti di analisi avanzata per studiare fenomeni complessi e scenari predittivi al fine di migliorare la capacità di programmare i servizi sanitari e rilevare malattie emergenti; 
  •  la creazione di una piattaforma nazionale dove domanda ed offerta di servizi di telemedicina forniti da soggetti accreditati possa incontrarsi.

Il progetto assorbe risorse per un totale di 0,29 miliardi di euro. In particolare, per il potenziamento dell’infrastruttura centrale si prevede una spesa di 0,09 miliardi destinata – dopo l’espletamento di apposita procedura di gara entro la metà del 2022 – al completamento e potenziamento della piattaforma opendata, alla creazione di strumenti di analisi e report per il monitoraggio, alla vigilanza e al controllo dell’attività sanitaria a livello nazionale, nonché al sostenimento dei costi di manutenzione evolutiva. Per la reingegnerizzazione del NSIS a livello locale si prevede un costo pari a 0,10 miliardi, mentre si prevede che la costruzione di uno strumento complesso di simulazione e predizione di scenari a medio lungo termine del SSN, da avviare successivamente alla pubblicazione della relativa procedura di gara entro il primo trimestre del 2023, riguardi una spesa di 0,10 miliardi.

2. Ricerca scientifica e trasferimento tecnologico, finalizzati a:

Investimento 1: potenziare il sistema della ricerca biomedica in Italia, rafforzando la capacità di risposta dei centri di eccellenza presenti in Italia nel settore delle patologie rare e favorendo il trasferimento tecnologico tra ricerca e imprese; risorse o,52 mld di euro

Investimento 2: Sviluppo delle competenze tecnico-professionali, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario: rafforzare la formazione in medicina di base, introdurre un piano straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere e garantire un rafforzamento delle competenze manageriali della dirigenza e garantire un adeguato turn-over del personale. Risorse per 0,74 mld di euro

Investimento 3: individuare un centro di eccellenza per le epidemie. Risorse per 1,00 mld di euro.

In particolare:

Investimento 2: Sviluppo delle competenze tecniche, professionali, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario

La necessità di avere operatori sanitari aggiornati e formati per garantire l’efficacia, l’adeguatezza, la sicurezza e l’efficienza dell’assistenza fornita dal SSN è emersa in modo più evidente durante la crisi pandemica. L’investimento mira a rafforzare la formazione in medicina di base, introdurre un piano straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere e garantire un rafforzamento delle competenze della dirigenza.

L’investimento prevede:

  •  l’incremento delle borse di studio in medicina generale, garantendo il completamento di tre cicli di apprendimento triennali;
  • l’avvio di un piano straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere a tutto il personale sanitario e non sanitario degli ospedali;
  • l’attivazione di un percorso di acquisizione di competenze di management per tutti i dirigenti apicali degli enti del SSN, al fine di prepararli a fronteggiare le sfide attuali e future in una prospettiva integrata, sostenibile, innovativa, flessibile, sempre orientata al risultato. Questa misura sarà accompagnata da una riforma dei meccanismi di individuazione dei dirigenti primari ospedalieri, basata su criteri esclusivamente di merito.
  • l’incremento dei contratti di formazione specialistica per affrontare il cosiddetto “imbuto formativo”, vale a dire la differenza tra il numero di laureati in medicina e il numero di posti di specializzazione post-lauream previsto e garantire così un adeguato turn-over dei medici specialisti del SSN.

Il potenziamento delle competenze tecniche, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario avverrà attraverso un programma di assegnazione di borse di studio e erogazione di corsi di formazione specifici da realizzare entro l’orizzonte del PNRR (metà 2026). Il costo complessivo di questi interventi è stimato in 0,74 miliardi. In particolare saranno finanziate:

  • borse di studio di medicina generale: ogni anno del triennio 2021-2023 sarà pubblicato un decreto governativo di assegnazione delle risorse economiche alle Regioni per finanziare 900 borse di studio aggiuntive all’anno per corsi specifici di medicina generale di durata triennale (per un totale di 2.700 borse aggiuntive). Questa distribuzione temporale assicura il completamento degli ultimi corsi entro metà 2026;
  • un piano straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere: si prevede l’avvio di 150.000 operatori dipendenti del SSN entro la fine del 2024 e di 293,386 operatori entro metà 2026;
  • progetti formativi per lo sviluppo di percorsi di acquisizione di competenze di managementper tutti i dirigenti apicali degli enti del SSN: si prevede la formazione di 2.000 persone entro la metà del 2024 e di 4.500 persone entro la metà del Q2 2026;
  • 4.200 contratti di formazione specialistica aggiuntivi, per un ciclo completo di studi (5 anni) a partire dal 2020.

elaborazione www.westminster.it