13 FEB – Quotidiano Sanità sta svolgendo un forum con alcuni stakeholder della settore sanitario per definire quale dovrebbe essere l’agenda ideale nel campo della salute. Di seguito l’intervista ad Antonio Magi, segretario generale del SUMAI Assoprof, le cui le priorità sono “mettere in sicurezza i cittadini dal Covid e garantire immediatamente a tutti i malati cronici il servizio di assistenza che è stato interrotto o erogato ad intervalli con liste d’attesa sempre più lunghe”

1 – Quali dovrebbero essere a suo avviso le priorità dell’agenda sanità del futuro Governo?

Prioritariamente due e di pari importanza. La prima mettere in sicurezza i cittadini dal Covid: quindi campagna vaccinale importante e rapida; implementazione di tutte le terapie anticovid che permettono di ridurre i decessi e i ricoveri in terapia intensiva.

La seconda garantire immediatamente a tutti i malati cronici il servizio di assistenza che, a causa della pandemia, è stato interrotto o erogato ad intervalli con liste d’attesa sempre più lunghe. Questo ha determinato un aumento dei decessi no-Covid, quindi un’ulteriore emergenza nell’emergenza. 

A quanto detto aggiungo la risoluzione delle Liste d’attesa, lo sblocco del turn over con la riapertura delle assunzioni a tempo indeterminato per coprire tutte le figure professionali che sono andate in quiescenza.

Infine, ritengo necessario ripensare l’organizzazione del Ssn che non può più essere regolato per categorie separate. Oggi il sistema funziona nel suo insieme se tutte le componenti sono coordinate senza che una prevalga sulla’altra. Mi spiego: se il territorio non funziona l’ospedale va in crisi e viceversa. Inoltre vorrei si capisse una volta per tutte che il Territorio non è più solo la medicina generale ma che è composto anche da pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali. Oltre a psicologi che lavorano nella strutture, da veterinari, dai biologi, dai chimici, dagli infermieri e da tutte quelle professionalità che insieme, in equipe, lavorano in funzione del malato. Compresi gli stessi malati e i parenti che si devono sentire parte attiva per una migliore aderenza alla terapia. 

2 – Pensa che i progetti attualmente inseriti nella Mission 6 del Recovery Plan con un finanziamento complessivo di circa 20 miliardi siano quelli giusti o servirebbe altro? E pensa che le risorse siano sufficienti?

Gli obiettivi sono sicuramente condivisibili poiché si prevede un cambio di paradigma nell’assistenza sociosanitaria che deve essere basato sullo sviluppo di una rete territoriale che, come dice il documento, parte dalla “casa come primo luogo di cura”, passando per le “Case della comunità” fino alla rete ospedaliera. Per quanto riguarda i fondi stanziati credo che se venissero gestiti bene potrebbero essere sufficienti. Il problema ripeto è il rispetto del programma e la sua attuazione.

3 – Tra le riforme auspicate c’è in primis quella della medicina e dell’assistenza del territorio di cui si parla da anni ma senza molto costrutto. Perché a suo avviso finora non si è riusciti a cambiare e innovare questo settore? Quali sono gli ostacoli che ne hanno impedito la riforma?

Tra gli ostacoli c’è sicuramente una scarsa attenzione del territorio nei confronti dell’ospedale Poi quello che dicevo prima: il territorio non è solo la medicina generale. Aver puntato essenzialmente sulla medicina generale lasciando tutto il resto ha creato condizioni di difficoltà. Il territorio è come l’ospedale, ci sono varie figure che devono lavorare in equipe. 

Se noi continuiamo a puntare prevalentemente sui medici di medicina generale il territorio non verrà mai lanciato. Risulterà sempre incompleto poiché mancante di altre parti fondamentali al suo funzionamento ovvero la specialistica ambulatoriale interna e la pediatria di libera scelta. Infine è necessaria una vera simbiosi tra ospedale e territorio. Quest’ultimo deve garantire l’accesso alla struttura solo quando è necessario, quando poi il paziente viene dimesso deve trovare sul territorio, esattamente come accade in ospedale, un’equipe di specialisti che lo seguono evitandogli un nuovo ricovero.

4 – Un tema al centro di molte polemiche in quest’anno di pandemia ma anche prima, è senz’altro quello dell’autonomia regionale in materia sanitaria, Pensa che l’occasione di un Governo con una potenziale maggioranza parlamentare attorno all’80% possa prendere in mano la questione e riscrivere il Titolo V della Costituzione rivedendo l’attuale equilibrio dei poteri in materia di tutela della Salute? O, al contrario, ritiene che la “differenza” regionale nelle modalità di organizzazione e gestione della sanità vada salvaguardata?

Si, questa potrebbe rappresentare un’occasione unica per sedersi al tavolo e rivedere il Titolo V in genere. Non per ridurre banalmente il potere delle regioni ma per rivederne gli interessi e capire quali sono quelli da centralizzare per dare soluzioni univoche così da non creare diseguaglianze. Sia chiaro che un’azione centrale deve essere mantenuta per dare uniformità di risposte attraverso il Ssn. 

Quest’ampia maggioranza parlamentare, ammesso che duri, è un’occasione ottima per rivedere il sistema fermo restando che le differenze tra regioni ci sono e vanno mantenute. Però come abbiamo un sistema di sicurezza che attraverso le forze dell’ordine è organizzato in maniera uniforme a carattere nazionale così la sanità deve offrire risposte univoche sul territorio. A volte invece oltre le regioni abbiamo differenza anche tra le stesse Asl e questo genera ulteriori diseguaglianze sul territorio. 

5 – Tra le prime questioni sul tavolo del nuovo Governo ci sarà certamente il Piano vaccini anti Covid. Cosa servirebbe secondo lei per accelerare le vaccinazioni?

Innanzitutto i vaccini, può sembrare una battuta ma non lo è. Poi sarebbe utile coinvolgere tutti i professionisti che possono vaccinare. La mia idea è, sentite le organizzazioni sindacali che rappresentano molti professionisti presenti nel Ssn, ampliamo l’offerta vaccinale coinvolgendo tutta la medicina generale, la specialistica ambulatoriale, gli ospedalieri, i liberi professionisti tramite gli ordini professionali. 

Faccio un esempio: il SUMAI Assoprof ha circa 15mila iscritti, se ogni iscritto facesse una vaccinazione al giorno ecco che avremmo 15 mila vaccinati, se ampliassimo il ragionamento a tutti gli iscritti dei vari sindacati medici avremmo una campagna vaccinale davvero importante. Prima di tutto però dobbiamo avere la certezza dei vaccini, altrimenti ogni piano resta pura teoria…

6 – Altra questione, riguarda l’azione di contrasto all’epidemia. Secondo lei il sistema a zone colorate funziona o va cambiato?

Si, ha funzionato anche se non sempre in maniera omogenea. Il problema è verificare che il colore corrisponde alla realtà epidemiologica. Se ci fosse piena corrispondenza sarebbe un grosso ausilio, sia per non chiudere le attività lavorative, sia per tutelare la salute. 

Ribadisco l’importante è che i colori non subiscano pressioni a livello politico e che i dati vengano presi in maniera omogenea da tutte le parti. 

In sostanza vorrei concludere ribadendo che questo governo è la dimostrazione che le competenze contano. Sempre e in ogni campo. Il Presidente incaricato Draghi è fuor di dubbio una persona molto competente e per questo chiamato a guidare il Paese in un momento di grande difficoltà. Vorrei che si tornasse a valorizzare le competenze in ogni ambito del nostro vivere civile. 

Come sostiene il prof. Tom Nichols autore di un saggio sulla conoscenza e l’importanza delle competenze“Una società moderna non può funzionare senza una divisione sociale del lavoro e senza affidarsi a esperti, professionisti e intellettuali. Nessuno è un esperto di ogni cosa. Se non ammettiamo i limiti delle nostre conoscenze e non ci fidiamo delle competenze degli altri, un paese non può funzionare”.