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Riapertura ambulatori. Longhi (Sumai Abruzzo): “Aumentare anche gli orari di visite”

23 GIU – Il segretario regionale, interpellato da Il Centro, fa il punto della situazione nella sua regione all’indomani della riapertura degli ambulatori. Nei mesi precedenti, riferisce Longhi al quotidiano abruzzese, “abbiamo lavorato al 40% e questo ha creato problemi”. Come nel resto d’Italia gli ambulatori, causa Covid-19, sono rimasti chiusi, le uniche visite garantite “le urgenze, le visite brevi e quelle differite, da effettuarsi entro i 10 o 30 giorni, tutte le ordinarie e le programmate non potevano essere prenotate”.

Evidentemente questo allungherà ulteriormente le liste d’attesa quindi che fare? Per Longhi la soluzione è: “intervenire sul potenziamento, anche temporaneo, degli orari di lavoro”

Di seguito l’intervista rilasciata da Franco Longhi al quotidiano Il Centro

Il medico: «Dobbiamo fare presto»

Longhi (Sumai regionale) fa una proposta: aumentare anche gli orari di visite

Qual è la situazione fino a oggi, con servizi sanitari bloccati e liste d’attesa che s’allungano sempre di più? Lo spiega Franco Longhi, segretario regionale del Sumai Assoprof (e provinciale di Chieti), sindacato unico medicina ambulatoriale italiana e professionalità dell’Area sanitaria, che in Italia rappresenta il 90% dei medici specialisti.

“Finora sono state previste soltanto le urgenze, le visite brevi e quelle differite, da effettuarsi entro i 10 o 30 giorni”, spiega Longhi, “tutte le ordinarie e le programmate non potevano essere prenotate. Ci sono state anche delle difficoltà nelle procedure di accesso, dopo la prima ordinanza della Regione, che all’inizio hanno comportato un po’ di ritardo. Abbiamo lavorato al 40% e questo ha creato problemi. È ovviamente impossibile saltare le procedure: nelle sale d’attesa degli ambulatori non possiamo avere persone insieme perché si fa assembramento, quindi bisogna sfalsare gli appuntamenti e se un medico riceve alle 9 l’altro collega che lavora nell’ambulatorio accanto deve fissarlo alle 9,30. Per mesi abbiamo interrotto il cordone ombelicale tra noi e i nostri pazienti, mantenendo o in qualche modo solo telefonicamente, però poi arriva il momento in cui bisogna vederli. La modifica delle norme ci permetterà di lavorare, anche se non si faranno i numeri di prima perché le procedure, com’è corretto che sia, devono essere sempre rigide. Adesso occorre intervenire sul potenziamento, anche temporaneo, degli orari di lavoro. Siamo stati tre mesi fermi”, conclude Longhi, “e la domanda è molto superiore all’offerta che riusciamo a dare. Occorre valutare come rispondere a questa offerta in modo congruo e rapido”.

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