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Lazio, Cup non abbatte attese. Magi (Sumai): “Medici del territorio creino via preferenziale per i cronici”

20 FEB – Pubblichiamo l’articolo uscito su Doctor 33 in cui il segretario del Sumai spiega come per ridurre le liste “senza dover ricoverare sempre le persone servono specialisti del territorio”

Esami prenotati al telefono o allo sportello in modo ordinato? Nel Lazio c’era una volta il Centro unico di prenotazione con tanti problemi: lunghe attese, nomi delle prestazioni da prenotare che non coincidevano con quelle del nomenclatore del medico di famiglia, pazienti da indirizzare nel raggio di centinaia di chilometri per ottenere una visita in tempi ragionevoli, volume di prestazioni limitato perché il grosso passava dall’ospedale. 

Lo scenario da due anni è cambiato, ora dai centri unici di prenotazione passa l’80-90% delle prestazioni, ma sono rimaste le attese: visite e test non si distribuiscono in modo ottimale tra ospedale e territorio. Lo afferma il Segretario nazionale Sumai Assoprof, Antonio Magi, intervenuto di recente al palacongressi. «Il problema per me sono proprio i Cup; per cambiare senza dover ricoverare sempre le persone servono specialisti del territorio», ha detto. E a DoctorNews spiega la sua dichiarazione.

L’attacco è sia “tempi d’attesa alla mano” (non sono diminuiti ma crescono semmai le distanze da coprire per ottenere una prestazione con il Ssn) sia filosofico: in un’Italia di pazienti cronici il Cup non soddisfa il concetto di presa in carico. «In cambio dell’esame richiesto “al più presto” con prenotazione centralizzata un romano viene spedito a Viterbo e viceversa, va lontano da casa e si fa visitare da un medico che probabilmente non vedrà più. Se con i medici di famiglia organizzassimo noi specialisti del territorio percorsi gestionali e di presa in carico le attese diminuirebbero, e con esse anche i ricorsi impropri al pronto soccorso che in parte nascono per aggirarle», dice Magi. 

Il segretario Sumai pensa a due livelli di assistenza Ssn, uno gestito dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta, un secondo per un paziente più complesso o con diagnosi patologica gestito tra medico di primo livello e specialista ambulatoriale, con l’apporto – in primis a domicilio – di infermiere e terapista della riabilitazione. «Questo modello di presa in carico è nel piano cronicità, e si sviluppa lungo due binari, da una parte le convenzioni nazionali della medicina del territorio (quella degli specialisti ambulatoriali è stata firmata l’anno scorso ndr) dall’altra la creazione di équipe multidisciplinari a livello locale, nello spirito della legge Balduzzi. Roma sarebbe un ottimo laboratorio. L’idea di lavorare insieme sulla cronicità è emersa anni fa da un’elaborazione di Sumai con Fimmg e portò a un consiglio nazionale unificato dove sottolineammo il rischio che i piani diagnostico terapeutici venissero “smontati” dal meccanismo di prenotazione non appropriato dei Cup. Un tavolo Sumai-Fimmg-Fimp oggi sarebbe determinante nel costruire un modello di reciproca operatività», riflette Magi. E sottolinea: «Il centro di prenotazione può funzionare di fronte a una richiesta clinica di acuzie, o estemporanea, quella di un paziente che si è lussato una spalla e ha bisogno di una radiografia. La maggior parte delle nostre attuali liste d’attesa tuttavia è intasata da pazienti cronici prenotati da tempo, per visite od esami programmati. Due anni fa il Lazio varò un piano d’abbattimento delle liste d’attesa. Il Cup chiamò i pazienti prenotati oltre l’orario di servizio chiedendo loro se volessero anticipare l’esame; la maggior parte, quasi l’80% disse no: in quanto pazienti cronici, erano già prenotati in una struttura dove afferivano, per prestazioni programmate nel percorso diagnostico terapeutico; in altre parole, l’80% delle liste d’attesa nei Cup è generato da cronici che potrebbero essere meglio prenotati dall’équipe che già li ha in carico, comprendente medico di famiglia, specialista ambulatoriale ed altri professionisti. Passando di meno le prenotazioni per i Cup, le attese si ridurrebbero e le risposte si avvicinerebbero a casa del paziente; non vedremmo l’attuale frammentazione delle prestazioni che spinge i pazienti a cercare alternative onerose nel privato o ad affluire nei pronto soccorso per tentare di avere un esame o una visita gratuiti e soprattutto subito».

Mauro Miserendino