“L’approvazione del nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa (PNGLA) non riuscirà nell’obiettivo di governale le liste d’attesa. E questo per un semplice motivo perché non va ad incidere sulla causa reale che determina le liste d’attesa: la mancanza di specialisti che fanno le prestazioni, siano ambulatoriali che in regime di ricovero. È un peccato. A prima vista sembra l’ennesima occasione sprecata. Insistere su concetti come le “agende trasperenti” è del tutto inutile, perché le prestazioni le fanno i medici, e nello specifico delle prestazioni ambulatoriali le fanno gli specialisti ambulatoriali. Parlare di agende trasparenti non vuol dire nulla se non ci sono i professionisti che smaltiscono le prenotazioni delle agende trasperenti.

“La scorsa settimana un eminente professor come Americo Cicchetti, direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha avanzato una proposta che il SUMAI sostiene da tempo ovvero “Portare gli specialisti ambulatoriali da 20 ore settimanali di media a 38 ore”. Questa oltre a risolvere il problema della carenza dei medici specialisti è l’unica soluzione per il governo delle liste d’attesa.

“Le liste, è noto da tempo, nascono a causa dei ridotti finanziamenti al Servizio sanitario nazionale che si riverberano sul personale in termini di mancate assunzioni e sblocco del turn over. Le liste d’attesa sono quindi determinate dalla carenza di medici specialisti, e dal concomitante aumento del fabbisogno di cure da parte di una popolazione sempre più avanti con l’età che spesso soffre di varie patologie.

“L’ultima legge di bilancio ha stabilito che in tre anni ai Cup andranno 450 milioni di euro per l’ammodernamento tecnologico e la gestione delle agende. Ebbene se parte di quei soldi il Governo l’avesse destinata al personale per far aumentare il numero di ore degli specialisti ambulatoriali, facendole passare a richiesta, da 20 a 38, come previsto dall’ultimo Acn avremmo fatto un grosso passo in avanti.

“L’approvazione del nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa (PNGLA) non riuscirà nell’obiettivo di governale le liste d’attesa. E questo per un semplice motivo perché non va ad incidere sulla causa reale che determina le liste d’attesa: la mancanza di specialisti che fanno le prestazioni, siano ambulatoriali che in regime di ricovero. È un peccato. A prima vista sembra l’ennesima occasione sprecata. Insistere su concetti come le “agende trasperenti” è del tutto inutile, perché le prestazioni le fanno i medici, e nello specifico delle prestazioni ambulatoriali le fanno gli specialisti ambulatoriali. Parlare di agende trasparenti non vuol dire nulla se non ci sono i professionisti che smaltiscono le prenotazioni delle agende trasperenti.

“La scorsa settimana un eminente professor come Americo Cicchetti, direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha avanzato una proposta che il SUMAI sostiene da tempo ovvero “Portare gli specialisti ambulatoriali da 20 ore settimanali di media a 38 ore”. Questa oltre a risolvere il problema della carenza dei medici specialisti è l’unica soluzione per il governo delle liste d’attesa.

“Le liste, è noto da tempo, nascono a causa dei ridotti finanziamenti al Servizio sanitario nazionale che si riverberano sul personale in termini di mancate assunzioni e sblocco del turn over. Le liste d’attesa sono quindi determinate dalla carenza di medici specialisti, e dal concomitante aumento del fabbisogno di cure da parte di una popolazione sempre più avanti con l’età che spesso soffre di varie patologie.

“L’ultima legge di bilancio ha stabilito che in tre anni ai Cup andranno 450 milioni di euro per l’ammodernamento tecnologico e la gestione delle agende. Ebbene se parte di quei soldi il Governo l’avesse destinata al personale per far aumentare il numero di ore degli specialisti ambulatoriali, facendole passare a richiesta, da 20 a 38, come previsto dall’ultimo Acn avremmo fatto un grosso passo in avanti.

“I primi a giovarsene sarebbero stati i cittadini che di colpo avrebbero avuto visto ridursi drasticamente i tempi d’attesa. E invece no, il Governo e le Regioni con l’approvazione di questo Piano Nazionale continuano ad aumentare la possibilità di prenotare senza trovare chi esegue le prestazioni allungando ancora di più le liste di attesa.

“È un errore criminalizzare il regime della libera professione perché riduce ancora di più l’offerta e per di più senza incidere negativamente sull’attività specialistica istituzionale che in mancanza di assunzioni o aumento di ore di specialistica rimarrebbe carente senza però dire ai cittadini/elettori che con la libera professione ci guadagnano tutti, il Ssn, i vari Ssr (nonostante i vari governatori continuino a far finta di criminalizzare l’intramoenia), e le aziende.

“Ma tant’è. I medici come al solito continueranno a fare la loro parte, il loro lavoro con coscienza dando risposte, sino a quando sarà possibile, ai bisogni di salute ai cittadini e offrendo, purtroppo inascoltati, soluzioni reali e concrete e non concetti teorici”.