La Legge di Bilancio 2025 non introduce misure adeguate per il personale medico, specialmente per gli specialisti ambulatoriali pubblici centrali ed indispensabili per la concreta attuazione del PNRR e del DM 77/22. Di contro aumentail ricorso a forme di copertura assicurativa sanitaria privata sempre più in forma sostitutiva, anziché integrativa, del SSN. È necessario un cambio di rotta per garantire la sostenibilità e il rilancio del SSN.

“La Legge di Bilancio 2026 non contiene interventi significativi a favore del personale medico del Servizio sanitario nazionale, in particolare per quello convenzionato, soprattutto per la Specialistica Ambulatoriale Convenzionata Interna pubblica”. Così il Segretario Generale del SUMAI Assoprof, Antonio Magi, dopo l’approvazione della legge di bilancio in Senato.

“In particolare – aggiunge – non sono state previste quelle risorse, limitate, che avrebbero potuto rappresentare un segnale di attenzione verso tutti quei colleghi (e mi riferisco agli specialisti ambulatoriali convenzionati interni) che quotidianamente operano nel sistema pubblico accanto agli altri professionisti dipendenti. Parlo di medici che pur avendo gli stessi compiti e le stesse responsabilità godono purtroppo di retribuzioni differenti. E questo, in una fase caratterizzata da una crescente difficoltà nel garantire la tenuta dell’offerta sanitaria – soprattutto nell’Emergenza e nei Pronto soccorso – genera fastidiose distinzioni: una sorte di figli e figliastri.

“Il 2025 sembra chiudersi, quindi, senza risposte concrete alle criticità più volte evidenziate: la progressiva perdita di attrattività del SSN; l’aumento delle dimissioni e dei pensionamenti anticipati; l’esodo di medici specialisti verso l’estero o verso il settore privato. Fenomeni che incidono direttamente sulla capacità del Sistema pubblico di assicurare livelli essenziali di assistenza adeguati e tempestivi.

“Desta particolare preoccupazione l’impostazione complessiva delle scelte di finanza pubblica, che sembrano pregiudicare la possibilità di un reale rafforzamento del Servizio sanitario nazionale nel medio periodo.

“L’assenza d’investimenti strutturali, soprattutto del personale specialista convenzionato interno, che dovrebbe riempire le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità rischia infatti di determinare un progressivo ridimensionamento del SSN nella sua funzione universalistica, così come delineata dalla normativa vigente e dai principi costituzionali. Se non si interviene rapidamente, dopo il 30 giugno 2026 rischiamo di avere cattedrali nel deserto e un aumento del debito pubblico perché gran parte delle risorse previste dal PNRR dovranno essere restituite e in più si passerà da risorse in conto capitale a quelle in spesa corrente.

“Tale impostazione del MEF appare in netto contrasto con l’orientamento espresso dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, di rilanciare e consolidare la sanità pubblica quale strumento essenziale di tutela della salute e di coesione sociale. Posizione condivisa, in diverse sedi istituzionali, dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e da rappresentanti sia della maggioranza che dell’opposizione.

“Come segretario generale del SUMAI sono convinto che le scelte del MEF compromettano il primo approccio del cittadino con il medico specialista pubblico di prossimità il quale dovrebbe prendere in carico il paziente cronico attraverso percorsi diagnostico-terapeutici previsti dal DM 77/22.

“Parallelamente registro una crescente espansione del ricorso a forme di copertura assicurativa sanitaria privata in assenza di un adeguato rafforzamento del servizio pubblico e tali strumenti stanno progressivamente assumendo una funzione sostitutiva, anziché integrativa, del SSN, con un significativo conseguente aumento dei premi assicurativi che stanno raddoppiando.

“Questo fenomeno rischia di accentuare le disuguaglianze nell’accesso alle cure, penalizzando in particolare i cittadini economicamente più fragili.

Alla luce di questo quadro il 2026, nonostante i segnali siano poco incoraggianti, dovrà necessariamente rappresentare un anno di svolta e si rende indispensabile avviare politiche coerenti e strutturali finalizzate a:
– garantire un adeguato finanziamento del Sistema sanitario pubblico che ne copra le spese;
– valorizzare il ruolo e il lavoro dei medici convenzionati e degli specialisti ambulatoriali interni in particolare ma anche di tutti gli altri professionisti sanitari;
– procedere a un allineamento contrattuale e retributivo in linea con il contesto europeo;
– assicurare la sostenibilità del sistema pubblico e il pieno esercizio del diritto alla salute.

Il rilancio del Servizio sanitario nazionale non costituisce una rivendicazione settoriale, ma una priorità di interesse generale. Dalle scelte che verranno assunte nei prossimi mesi dipenderà la capacità del Paese di preservare un Sistema sanitario pubblico, universalistico ed equo, in grado di rispondere efficacemente ai bisogni di salute dei cittadini.

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